Stefano Barontini

Docente di Idraulica Ambientale, Università degli Studi di Brescia

IRRIGAZIONE TRADIZIONALE E “MINIMA” IDRAULICI

L’irrigazione tradizionale ha contribuito profondamente all’antropizzazione del paesaggio e all’evoluzione dell’agroecosistema, perché già in tempi molto antichi i canali artificiali hanno innervato il territorio dando forma al paesaggio coltivato. Nelle aree caratterizzate da scarsità idrica, inoltre, l’irrigazione tradizionale, consentendo lo sviluppo di agroecosistemi intensivi, è stata un asse portante della nascita e del mantenimento delle oasi ed è tutt’ora riconosciuta per essere un presidio nella lotta contro la desertificazione. La sua importanza strutturale nella costruzione di paesaggi antropogenici si coglie osservando che tecniche irrigue tradizionali, indipendentemente dall’area geografica di origine, si sono diffuse nella fascia dei climi aridi di media latitudine del mondo mediterraneo e nell’Asia centrale, da Marocco allo Xinjiang, essendo ovunque assimilate dalle popolazioni locali e adattate al contesto geomorfologico locale. Lo studio dell’irrigazione tradizionale richiede quindi un approccio strutturalmente interdisciplinare in cui molte delle discipline di studio del paesaggio e della storia della cultura entrino profondamente in relazione.
In alcuni scritti, Darwin e Matvejevic, seguendo percorsi culturali molto diversi tra loro, giunsero a riconoscere, nei processi di profonda evoluzione della natura e della società, l’importanza della continua e incessante ripetizione e sovrapposizione di minuscoli eventi apparentemente di poco conto, che gli Autori identificarono, con lo stesso termine, come “minimi”. Con questo contributo si intende procedere dalle suggestioni epistemologiche raccolte negli scritti dei due studiosi per riflettere, a partire dal riconoscimento del ruolo chiave giocato dall’irrigazione tradizionale nella costruzione di paesaggi antropogenici, sulla possibilità di considerare l’irrigazione tradizionale come “minimo” del paesaggio. Tenteremo quindi di rinvenire lo spazio dei confini logici e fenomenologici che definiscono la relazione tra la nozione di “massimo” e quella di “minimo” nell’agroecosistema. Nell’interazione che lega parola e paesaggio indagheremo le condizioni di possibilità della costruzione di paesaggi antropogenici intensivi.

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