Enrico Intra

Direttore Civici corsi di Jazz, Fondazione Milano

IL PAESAGGIO SONORO

Il paesaggio sonoro come un fiume o un bosco non si violano con elementi estranei. Il rispetto del suono è rispetto anche per la natura. La pianta/suono è la base e la struttura dei suoi frutti sono come le note inventate dai musicisti. Quelle note, quei suoni sono come petali di fiori dipinti dai pittori su un pentagramma vergine incontaminato. L’uso e l’abuso di questo dono della natura è un tradimento verso l’arte del suono. La musica come pretesto e sottofondo ad altro è come l’invasione di plastica nei fiumi e il fuoco per le foreste. Il mio intervento è una precisa denuncia dell’incomprensibile uso senza rispetto della musica in ogni spazio. Nei bar nei ristoranti e in tutti quei luoghi in cui viene profanato il silenzio. Nelle chiese con il suono assordante delle chitarre e con le voci incanalate in microfoni mal funzionanti. Nelle strade musiche ad alto e insopportabile livello sonoro che si confonde con schiamazzi e accellerate di gas provenienti dalle moto. Le moto vere assassine del suono. Nelle discoteche musica /rumore assordante. Nei supermercati e anche, che assurdità, nei Club di jazz dove le posate usate da camerieri affaccendati in ben altro si sovrappongono alle note. Ai petali. All’acqua pura. Alla Musica. Alla fonte/madre. Il SUONO. Di questo parleremo.

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